In un mondo in cui il lusso rischia spesso di confondersi con la semplice riconoscibilità di un marchio, Audemars Piguet sceglie una strada più sottile e, per certi versi, più controcorrente. Non punta soltanto sull’esclusività del prezzo o sulla forza del nome, ma riporta al centro una domanda essenziale, che cosa rende davvero unico un oggetto destinato a durare nel tempo?
La risposta arriva dall’Atelier des Établisseurs, progetto che recupera una tradizione antica dell’orologeria svizzera e la trasforma in un linguaggio contemporaneo. Qui il tempo non è solo una funzione meccanica, ma una piccola architettura fatta di competenze diverse, materiali preziosi, pazienza artigianale e immaginazione.
Il ritorno dell’établissage
Per comprendere il senso di questa iniziativa bisogna tornare nella Vallée de Joux, territorio svizzero in cui l’orologeria non è nata come industria compatta, ma come rete di artigiani specializzati. Nei lunghi mesi invernali, molte famiglie lavoravano nelle proprie case alla realizzazione di componenti minuscoli, ruote, ponti, viti, elementi destinati poi a essere raccolti e coordinati da una figura centrale, l’établisseur.
Audemars Piguet riprende proprio questo modello, non per trasformarlo in nostalgia, ma per farne una piattaforma creativa. L’idea è semplice solo in apparenza, riunire competenze interne ed esterne alla manifattura, lasciare spazio a mestieri rari e creare segnatempo in quantità molto limitate, dove ogni dettaglio conserva l’impronta di chi lo ha lavorato.
Un lusso che non corre
L’orologeria di alta gamma vive da sempre in equilibrio tra precisione tecnica e desiderio estetico. Tuttavia, nel caso dell’Atelier des Établisseurs, il valore non nasce soltanto dalla complessità del movimento, ma anche dal tempo necessario per arrivare al risultato finale. È un lusso che non ha fretta, quasi una piccola forma di resistenza in un’epoca abituata alla replica veloce e alla produzione continua.
In questo contesto, parole come incisione, smaltatura, scheletratura, incastonatura o lavorazione delle pietre non sono semplici decorazioni da catalogo. Diventano competenze vive, spesso tramandate oralmente, che rischierebbero di indebolirsi se non trovassero nuovi progetti capaci di valorizzarle.
Galets, la natura trasformata in segnatempo
Tra le prime creazioni del progetto, Établisseurs Galets si ispira ai ciottoli levigati dalle acque del Lac de Joux. La forma morbida della cassa, il quadrante in pietra naturale e il bracciale composto da maglie irregolari restituiscono un’idea di movimento fluido, quasi acquatico.
È un orologio che sembra dialogare con il paesaggio da cui nasce. Non cerca l’impatto immediato attraverso l’eccesso, ma lavora su un’eleganza più silenziosa, fatta di superfici, proporzioni e piccoli scarti artigianali. Ogni versione, proprio per la natura delle pietre e della lavorazione, mantiene una propria identità.
Nomade, l’orologio che cambia posizione
Con Établisseurs Nomade, Audemars Piguet recupera invece l’idea dell’oggetto trasformabile. Può essere custodito, aperto o appoggiato come orologio da tavolo, superando la distinzione rigida tra accessorio da polso, orologio da tasca e oggetto decorativo.
Il protagonista tecnico è un movimento scheletrato, lavorato con metodi di grande precisione manuale. La trasparenza non è soltanto una scelta estetica, ma un modo per mostrare ciò che di solito resta nascosto. In fondo, è proprio questo uno dei fascini dell’orologeria meccanica, rendere visibile l’intelligenza del tempo attraverso ponti, ruote, angoli lucidati e spazi vuoti.
Peacock, il segreto come forma di meraviglia
La terza creazione, Établisseurs Peacock, porta il discorso verso l’orologio gioiello e l’orologio segreto. Da chiuso ricorda una piccola scultura preziosa, mentre con un gesto rivela un pavone in miniatura realizzato a mano. Qui l’orologio diventa teatro, sorpresa, racconto.
Il quadrante in smalto, le incisioni, il bracciale flessibile e il meccanismo nascosto costruiscono un oggetto in cui la misurazione dell’ora sembra quasi passare in secondo piano. Non perché sia meno importante, ma perché il segnatempo assume una dimensione più ampia, vicina all’arte decorativa e alla gioielleria d’autore.
Perché interessa anche il mondo dello yachting
Il legame con il mondo MED Yachting nasce da una sensibilità comune. Yacht, orologi e alta artigianalità appartengono a universi diversi, ma condividono una stessa idea di eccellenza, il valore non sta solo nell’oggetto finito, ma nella cultura progettuale che lo precede.
Come accade nella costruzione di uno yacht, anche in un orologio di questo livello convivono ingegneria, estetica, materiali, ergonomia e dettagli invisibili. Il proprietario non acquista soltanto una funzione, ma un’esperienza. E, soprattutto, sceglie un oggetto che racconta un modo di abitare il tempo, il mare, il viaggio e la bellezza.
Il futuro del lusso è meno rumoroso
La scelta di Audemars Piguet suggerisce una direzione interessante per tutto il settore del lusso. Dopo anni dominati dalla visibilità immediata, dalla riconoscibilità social e dal prodotto simbolo, torna a crescere l’interesse per ciò che richiede competenza, attesa e conoscenza.
Il vero lusso, forse, non è più soltanto possedere qualcosa che pochi possono comprare. È comprendere ciò che pochi sanno ancora fare. In questa prospettiva, l’Atelier des Établisseurs non è semplicemente una nuova linea di orologi, ma un modo per ricordare che l’eccellenza nasce quando innovazione e memoria smettono di guardarsi come opposti.
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25 Giugno 2026
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