Il dato più interessante del mercato mondiale dei superyacht nel 2026 non è soltanto che l’Italia continui a essere il primo Paese produttore. La vera notizia è che la sua quota ha ormai raggiunto circa il 52% di tutti i progetti sopra i 24 metri ordinati o in costruzione nel mondo.
Secondo il Global Order Book 2026 di BOAT International, su 1.093 superyacht presenti negli order book internazionali ben 568 fanno riferimento alla produzione italiana. In termini di lunghezza complessiva, i progetti italiani raggiungono 22.299 metri, con una lunghezza media di 39,3 metri.
Numeri che assumono ancora più significato osservando come sta cambiando il mercato globale.
Meno yacht, ma sempre più grandi
Il numero complessivo di superyacht ordinati o in costruzione è passato dai 1.138 del precedente rilevamento a 1.093 unità, con una contrazione vicina al 4%.
La riduzione quantitativa, però, non racconta da sola ciò che sta accadendo. La lunghezza media degli yacht in costruzione è salita a 40,8 metri, mentre il tonnellaggio medio raggiunge i 551 GT, entrambi su livelli particolarmente elevati rispetto agli anni precedenti.
Il mercato sembra quindi attraversare una fase di normalizzazione dopo la forte espansione degli anni successivi alla pandemia. Si costruiscono meno unità, ma mediamente più grandi, più complesse e con esigenze progettuali e produttive superiori.
Per i cantieri questo significa commesse economicamente più importanti, tempi di realizzazione più lunghi e una maggiore necessità di capacità industriale e organizzativa.
Il 52% italiano non è soltanto una questione di quantità
A rendere particolare il risultato italiano è la varietà della produzione. Il Made in Italy non presidia una sola categoria, ma copre una parte molto ampia del mercato dei grandi yacht.
Azimut-Benetti e Sanlorenzo occupano le prime posizioni mondiali tra i gruppi costruttori per lunghezza complessiva delle imbarcazioni in produzione. A questi si aggiungono realtà come The Italian Sea Group, Overmarine, Palumbo Superyachts, Baglietto, Next Yacht Group, Cantiere delle Marche e Tankoa.
È un sistema industriale composto da grandi gruppi, cantieri specializzati, produttori di yacht semi-custom e realtà orientate a progetti altamente personalizzati.
Questa distribuzione permette alla cantieristica italiana di essere presente sia nelle fasce dimensionali più accessibili del mondo superyacht sia nelle costruzioni superiori ai 50, 60 e 70 metri.
Tra 40 e 60 metri si gioca una parte importante del mercato
La prima lista annunciata per il Monaco Yacht Show 2026, in programma a Port Hercule dal 23 al 26 settembre, offre una fotografia particolarmente interessante.
La flotta dovrebbe arrivare a circa 120 yacht entro l’apertura del salone, mentre 43 delle unità già annunciate sono consegne del 2026.
È soprattutto nella fascia tra 40 e 60 metri che emerge con chiarezza il peso dei cantieri italiani.
Tra le nuove unità sono presenti il Benetti B.Now 50M, il nuovo Riva 54 Metri, il Mangusta 165 REV di Overmarine, il Baglietto Fast50, il Baglietto T60, il 606 di The Italian Sea Group e il Tankoa Singolare.
Una concentrazione che racconta bene dove si incontra oggi una parte importante della domanda internazionale: yacht abbastanza grandi da offrire volumi, comfort e possibilità di personalizzazione rilevanti, ma ancora inseriti in una fascia che può risultare più gestibile rispetto ai gigayacht.
Il Monaco Yacht Show diventa una fotografia della produzione mondiale
La 35ª edizione del Monaco Yacht Show presenterà yacht che vanno dai 23,98 metri dell’Arcadia A80 fino ai 102 metri di Nixie di Lürssen.
La presenza di 43 yacht consegnati nello stesso anno è particolarmente significativa perché molti dei principali cantieri hanno già slot produttivi occupati fino al 2028 o 2029.
Per armatori, broker e potenziali clienti, Monaco diventa quindi non soltanto un salone dedicato alle novità, ma un luogo dove osservare fisicamente una parte significativa della produzione più recente.
E proprio questa selezione rende immediatamente visibile il peso della cantieristica italiana.
La leadership italiana nasce da una filiera molto più ampia dei cantieri
Dietro la costruzione di un superyacht non c’è soltanto il nome presente sulla fiancata dello stabilimento.
Il sistema italiano comprende progettisti, studi di design, aziende di componentistica, arredamento, sistemi elettronici, impiantistica, lavorazioni specialistiche, refit e servizi dedicati allo yachting.
Il risultato è una filiera che negli anni ha sviluppato la capacità di accompagnare progetti sempre più complessi e di lavorare contemporaneamente su produzioni di serie, semi-custom e completamente custom.
È probabilmente uno degli elementi che spiegano perché, anche in una fase nella quale il numero globale di nuovi progetti diminuisce, la quota italiana continui a rimanere così elevata.
Una leadership da leggere mentre il mercato cambia
Il dato del 52% non significa che il settore sia immune dalle trasformazioni economiche internazionali. Al contrario, il mercato dello yachting sta entrando in una fase più selettiva rispetto alla crescita eccezionale registrata negli anni precedenti.
I numeri del Global Order Book indicano però un cambiamento interessante: mentre diminuisce il totale delle unità, aumentano le dimensioni medie e il tonnellaggio delle costruzioni.
Per l’industria italiana questo scenario può rappresentare una sfida ancora più significativa della semplice crescita numerica. Costruire yacht più grandi richiede capacità finanziaria, organizzazione industriale, progettazione avanzata, gestione delle commesse e una filiera capace di accompagnare cantieri pluriennali.
Il primato italiano nel 2026 racconta quindi qualcosa di più di una classifica. Racconta quanto una parte importante dello yachting mondiale continui a essere progettata e costruita lungo le coste italiane, proprio mentre il mercato dei superyacht entra in una nuova fase della propria evoluzione.
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Monaco Yacht Show
17 Agosto 2026
© Redazione MED Yachting
Superyacht, l’Italia vale ormai più della metà del mercato mondiale
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