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Belle Brise, quando ricostruire significa dare nuova vita a uno yacht

Nuovi motori, impianti ed elettronica, ma la stessa identità Perini Navi: Belle Brise mostra quanto può cambiare un superyacht senza perdere la propria storia

Belle Brise, quando ricostruire significa dare nuova vita a uno yacht

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Costruito da Perini Navi nel 1993, il 48 metri Belle Brise torna a navigare dopo un profondo rebuild che unisce heritage, tecnologia e una nuova vita operativa

Nel 1993 si chiamava Corelia. Più di trent’anni dopo, lo stesso scafo di 48 metri torna in mare come Belle Brise, dopo un intervento che va molto oltre il significato tradizionale di refit.

Costruita da Perini Navi e rimasta per tutta la sua prima vita nelle mani dello stesso armatore, Belle Brise è stata sottoposta tra il 2023 e il 2026 a una ricostruzione profonda presso Lusben, a Livorno. Motori, generatori, sistemi elettrici, tubazioni, elettronica di navigazione e numerosi impianti sono stati sostituiti o completamente revisionati. Parallelamente, gran parte dell’identità originaria dello yacht è stata conservata.

È proprio questo equilibrio a rendere interessante il progetto: quanto può essere trasformato uno yacht senza smettere di essere lo stesso yacht?

Non un nuovo yacht, ma una nuova vita

Belle Brise appartiene alla serie di ketch Perini Navi da 48 metri sviluppata nei primi anni Novanta, quando il cantiere stava consolidando un modo nuovo di interpretare i grandi sailing yacht: dimensioni importanti, autonomia oceanica e sistemi di gestione delle vele progettati per ridurre il numero di persone necessario alle manovre.

Lo scafo è in acciaio, la sovrastruttura in alluminio e il progetto originale, sia esterno sia interno, porta la firma di Perini Navi.

La ricostruzione non ha cercato di cancellare questa origine. Al contrario, uno degli obiettivi dichiarati è stato preservarla, aggiornando ciò che il tempo e l’evoluzione tecnologica avevano reso necessario senza trasformare Belle Brise in una barca completamente diversa.

Sotto la superficie cambia quasi tutto

Le trasformazioni più importanti sono spesso quelle che si vedono meno.

La sala macchine è stata profondamente ricostruita e sono stati installati due nuovi MAN V8 da 800 hp, insieme a nuovi sistemi di scarico e trattamento delle emissioni. Nuovi anche i generatori Caterpillar, numerose pompe, componenti del sistema di climatizzazione, impianti elettrici, cablaggi e quadri.

La plancia ha abbandonato le vecchie console analogiche per una strumentazione di navigazione contemporanea Furuno, mentre a bordo sono arrivati nuovi sistemi di monitoraggio e connettività, compresa una configurazione Starlink.

Anche la chiglia mobile, uno degli elementi tecnicamente più complessi dello yacht, è stata sottoposta a un intervento importante, con la sostituzione del principale cilindro idraulico.

Il risultato non è semplicemente una barca restaurata nell’aspetto. È uno yacht il cui cuore tecnico appartiene in larga parte a una generazione molto più recente.

La vela rimane parte della sua identità

Belle Brise non è un motor yacht con alberi utilizzati come elemento scenografico. Il progetto Perini Navi nasce intorno alla vela e il rebuild ha mantenuto questa impostazione.

Gli alberi in alluminio sono stati sottoposti a controlli non distruttivi, restaurati e riverniciati. Cablaggi, illuminazione e crocette sono stati aggiornati, mentre gli originali winch Perini Navi e i sistemi idraulici sono stati revisionati.

Anche il sistema di gestione delle vele è stato modernizzato, mantenendo però il principio sviluppato originariamente da Fabio Perini: concentrare molte delle operazioni su sistemi idraulici e controlli centralizzati, rendendo possibile gestire un grande ketch con un equipaggio relativamente contenuto.

È un esempio concreto di come il rebuild possa intervenire sulla tecnologia senza cancellare la filosofia progettuale originale.

Restaurare invece di sostituire

Negli interni l’approccio cambia ancora. Qui non si è cercato di rendere Belle Brise irriconoscibile o di trasformarla in una nuova costruzione del 2026.

Le lavorazioni hanno interessato il restauro della falegnameria in mogano massello, delle superfici in marmo e di numerosi dettagli originali. Perfino interruttori e prese sono stati restaurati, mentre l’illuminazione è stata convertita alla tecnologia LED.

Altri ambienti, dove sicurezza e funzionalità richiedevano un intervento più radicale, sono stati invece completamente ricostruiti. La cucina, per esempio, ha ricevuto nuovi isolamento, tubazioni, apparecchi professionali e cella frigorifera.

Il confine tra conservazione e sostituzione non è quindi stato uguale in tutta la barca. Ogni area è stata trattata secondo ciò che poteva essere salvato e ciò che doveva necessariamente evolvere.

Anche la sicurezza cambia con il tempo

Uno yacht progettato nei primi anni Novanta deve confrontarsi oggi con standard tecnici e normativi profondamente differenti.

Il passaggio di Belle Brise allo status commerciale sotto bandiera maltese ha richiesto interventi legati alle prescrizioni dell’American Bureau of Shipping e della Malta Flag, con aggiornamenti ai sistemi antincendio, alle procedure di emergenza e alle dotazioni di salvataggio.

Sono aspetti poco visibili nelle fotografie di uno yacht, ma fondamentali quando l’obiettivo non è semplicemente restaurare un oggetto storico, bensì riportarlo a una vita operativa contemporanea.

Belle Brise viene infatti registrata commercialmente come rebuild 2026.

48 metri che conservano la propria storia

Belle Brise misura 48,15 metri fuori tutto, con un baglio di 9,20 metri. La chiglia mobile porta il pescaggio da 3,32 metri in posizione sollevata a 7,65 metri quando completamente abbassata.

Può ospitare otto persone in quattro cabine e navigare a motore a una velocità di crociera dichiarata di circa 12 nodi, raggiungendo una massima di 14.

Ma forse il dato meno interessante di Belle Brise è proprio la sua età.

Perché dopo un intervento di questa portata diventa difficile stabilire dove termini lo yacht del 1993 e dove cominci quello del 2026. Lo scafo, le proporzioni, parte degli interni e soprattutto il carattere appartengono alla sua storia. Gli impianti, i sistemi di sicurezza, l’elettronica e buona parte della macchina tecnica appartengono invece al presente.

Il valore di ciò che esiste già

Il progetto porta con sé una questione che riguarda una parte crescente della flotta mondiale di superyacht.

Quando uno yacht possiede un progetto valido, una costruzione importante e un’identità riconoscibile, la sua età deve necessariamente condurre alla sostituzione?

Un rebuild di queste dimensioni richiede risorse, competenze e investimenti considerevoli e non rappresenta automaticamente la soluzione migliore per qualsiasi imbarcazione. Ma Belle Brise dimostra che, in alcuni casi, esiste una terza strada tra conservare uno yacht così com’è e costruirne uno completamente nuovo.

Si può preservare ciò che continua ad avere valore e ricostruire ciò che non risponde più alle esigenze contemporanee.

È una filosofia che riguarda non soltanto l’heritage. Tocca anche il modo in cui il mondo dello yachting potrebbe guardare alla propria flotta esistente nei prossimi anni.

Una nuova tappa a Monaco

Dopo il ritorno in mare e la successiva tappa a Malta, Belle Brise arriva al Monaco Yacht Show, dal 23 al 26 settembre 2026, dove sarà presentata alla comunità internazionale del superyachting e ai potenziali nuovi armatori.

Lo yacht è attualmente proposto sul mercato a 19,95 milioni di euro.

Ma al di là della vendita, Belle Brise porta a Monaco una storia forse più interessante del suo prezzo: quella di una barca nata oltre trent’anni fa che non ha cercato di diventare qualcosa di completamente diverso.

Ha semplicemente ricevuto gli strumenti per continuare il viaggio.

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Belle Brise

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© Redazione MED Yachting
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