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Con Eternal 36 Bellini Yacht non presenta semplicemente una barca più grande. Cambia materiale, scala progettuale e orizzonte operativo, entrando per la prima volta nella costruzione di superyacht in acciaio e alluminio.
Il nuovo explorer misura 36,13 metri ed è il primo modello di una gamma che il cantiere intende sviluppare nella fascia compresa tra 30 e 50 metri. È quindi soprattutto l’inizio di un percorso: un progetto attraverso il quale Bellini prova a trasferire in una dimensione completamente diversa quella cultura del costruire che ha attraversato tre generazioni, passando dal legno alla vetroresina e arrivando ora al metallo.
Dal lago all’oceano, senza cancellare la propria storia
Il passaggio all’acciaio per lo scafo e all’alluminio per la sovrastruttura segna una discontinuità tecnica importante. Bellini Yacht ha però scelto di raccontarla come un’evoluzione, non come una ripartenza.
È forse questo l’aspetto più interessante di Eternal 36. La nuova piattaforma non cerca di costruire un’identità completamente diversa per entrare nel mondo dei superyacht, ma prova ad ampliare quella esistente attraverso dimensioni, autonomie e complessità costruttive fino a oggi estranee alla gamma.
Lo stesso progetto nasce infatti attorno a una nuova Bellini Superyacht Division, guidata da Francesco Frediani, e riunisce competenze specifiche per affrontare naval architecture, engineering, sviluppo prodotto, project management e interior design.
Un explorer costruito per andare lontano
La definizione di explorer, in questo caso, non si limita all’estetica. Eternal 36 è stato progettato per la navigazione oceanica e dispone di un’autonomia dichiarata superiore alle 4.000 miglia nautiche a 10 nodi.
La velocità di crociera è di 12 nodi, mentre quella massima raggiunge 13,5 nodi. La propulsione è affidata a due Caterpillar C18 ACERT conformi agli standard IMO Tier III.
Il progetto è classificato RINA e conforme al Red Ensign Group Yacht Code. La carena è stata sviluppata attraverso analisi CFD, utilizzate per intervenire su efficienza, consumi e comfort durante la navigazione.
Sono numeri coerenti con una barca che non nasce per collegare rapidamente due destinazioni vicine, ma per trasformare il viaggio stesso in una parte importante dell’esperienza.
Hydro Tec e il passaggio all’acciaio
Per affrontare questa nuova dimensione Bellini Yacht ha affidato a Hydro Tec l’architettura navale e il marine engineering.
Il lavoro ha riguardato non soltanto le prestazioni dello scafo, ma anche distribuzione dei volumi, pesi, baricentro, comfort acustico e ingegneria strutturale. È un passaggio particolarmente significativo perché Eternal 36 rappresenta la prima esperienza Bellini con una costruzione mista in acciaio e alluminio.
La scelta permette di abbinare la robustezza dello scafo in acciaio alla maggiore leggerezza della sovrastruttura in alluminio, mantenendo il progetto sotto le 300 GT.
Sistemi di stabilizzazione attiva operano sia durante la navigazione sia all’ancora, mentre particolare attenzione è stata dedicata al contenimento di vibrazioni e rumorosità.
L’explorer incontra il Mediterraneo
Autonomia e robustezza non significano necessariamente austerità. Bellini definisce Eternal 36 come un explorer dal DNA mediterraneo, e proprio la distribuzione degli spazi mostra come il progetto cerchi di mettere insieme due modi apparentemente differenti di interpretare un yacht.
A poppa trova spazio un ampio beach club con piscina integrata, insieme al tender garage. Le grandi superfici vetrate e le aperture tra saloni e ponti esterni cercano invece di ridurre la separazione tra interno, mare e spazi all’aperto.
L’idea dell’explorer viene così spostata dalla sola capacità di affrontare lunghe navigazioni verso qualcosa di più vicino a una casa mobile sul mare: autonoma quando serve, ma progettata soprattutto per essere vissuta una volta raggiunta la destinazione.
Interni da osservare, ma soprattutto da toccare
Per gli interni Bellini Yacht ha scelto m2atelier, lo studio fondato da Marijana Radovic e Marco Bonelli.
Il concept prende il nome di Interiors to Touch e mette al centro la componente tattile dello spazio. Forme morbide, superfici naturali e continuità tra gli ambienti sostituiscono una decorazione più evidente.
Rovere affumicato, noce, travertino chiaro, tessuti luminosi e pelle grigia costruiscono una palette volutamente misurata. Illuminazione, acustica e tecnologia vengono invece integrate cercando di ridurne la presenza visiva.
Il riferimento dichiarato alla cultura spaziale giapponese introduce equilibrio, sobrietà e semplicità nelle forme, mentre il legno mantiene un collegamento con la storia Bellini.
È una scelta interessante proprio su uno yacht costruito per la prima volta in metallo: mentre la struttura segna il cambiamento, gli interni cercano continuità con il materiale che appartiene alle origini del cantiere.
Un progetto costruito intorno a competenze diverse
Eternal 36 nasce da una struttura progettuale più ampia rispetto a quella necessaria per una gamma di dimensioni inferiori.
L’ufficio tecnico Bellini Yacht, con Davide Benaglia responsabile dell’exterior design, lavora insieme a Hydro Tec per naval architecture e marine engineering, m2atelier per gli interni e Nicolai Yacht Consulting per business development, product development e project management.
La nuova divisione è guidata da Francesco Frediani, con oltre trent’anni di esperienza nel settore.
Questa organizzazione racconta bene quanto il salto dimensionale non riguardi soltanto lo yacht. Entrare nel segmento dei superyacht significa cambiare processi industriali, struttura progettuale, gestione della commessa e relazione con l’armatore.
Il primo passo di una gamma più grande
Eternal 36 si sviluppa su quattro ponti principali e rappresenta il punto di partenza, non l’arrivo, della strategia Bellini nel settore.
La nuova gamma dovrebbe infatti estendersi progressivamente tra 30 e 50 metri, mantenendo un’impostazione full custom e una struttura commerciale rivolta ai mercati internazionali.
Il 36 metri assume quindi un ruolo particolare. Deve essere contemporaneamente uno yacht e una dichiarazione di ciò che Bellini vuole diventare.
E forse è proprio questo l’elemento più interessante del progetto. Eternal 36 non prova semplicemente a portare il nome Bellini su una barca più grande: prova a capire quali parti della propria identità possano sopravvivere quando cambiano materiali, dimensioni, distanze e complessità.
Dalle acque del Mediterraneo alle oltre 4.000 miglia di autonomia, il vero viaggio di Eternal 36 potrebbe essere proprio quello del cantiere che lo ha progettato.
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Bellini Yacht
© Redazione MED Yachting
Eternal 36, Bellini Yacht cambia scala e guarda all’oceano
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