La nuova Aquarius di Royal Huisman nasce da una richiesta piuttosto insolita nel mondo dei grandi yacht custom: cambiare molto senza cambiare ciò che aveva funzionato. Gli armatori della precedente Aquarius, oggi Apsara, volevano infatti ritrovare nella nuova barca la stessa identità, la stessa eleganza e lo stesso piacere di navigare, ma con più spazio, maggiori capacità e prestazioni ancora più ambiziose.
Da questa continuità è nato un performance ketch di 65 metri, nove metri più lungo del precedente yacht realizzato nel 2018 e con un incremento del volume dichiarato del 45%. Da lontano le due barche possono persino sembrare molto simili: una scelta deliberata che racconta quanto il progetto originale fosse rimasto importante per i proprietari.
Crescere senza perdere l’identità
Quando una barca viene considerata dagli stessi proprietari vicina alla perfezione, progettare quella successiva diventa un esercizio delicato. Per Aquarius non si trattava di ricominciare da zero, ma di comprendere quali elementi meritassero di essere conservati e dove fosse invece possibile fare un passo avanti.
Con l’aumento della famiglia e la prospettiva di trascorrere periodi più lunghi a bordo, la necessità di maggiore spazio è diventata uno dei punti centrali del nuovo progetto. I nove metri aggiuntivi, insieme a una maggiore profondità dello scafo e a un baglio più generoso, hanno consentito di ottenere volumi superiori senza alterare in modo radicale le proporzioni e il carattere visivo della precedente Aquarius.
Il risultato è una barca che mantiene un’impostazione modern classic, ma utilizza dimensioni maggiori per migliorare gli spazi sociali, le aree dedicate all’equipaggio e la capacità di affrontare lunghe navigazioni.
La stessa squadra per un nuovo progetto
Anche la scelta dei protagonisti segue il principio della continuità. Gli armatori hanno riunito nuovamente il gruppo che aveva lavorato alla prima Aquarius: Royal Huisman per la costruzione, Dykstra Naval Architects per l’architettura navale, Mark Whiteley Design per gli interni e Godfrey Cray nel ruolo di project manager degli armatori.
Lo scafo è costruito in alluminio Alustar®, mentre Rondal, società collegata a Royal Huisman, ha realizzato il rig in carbonio e il sistema integrato per la gestione delle vele.
È proprio nella combinazione tra forme apparentemente classiche e tecnologia contemporanea che Aquarius trova una parte importante della propria personalità. L’estetica non anticipa necessariamente ciò che la barca è capace di fare quando naviga a vela.
Più grande, ma anche più orientata alle prestazioni
L’aumento delle dimensioni non doveva trasformare Aquarius in una barca semplicemente più spaziosa. Tra le richieste degli armatori c’era anche quella di migliorare ulteriormente le capacità veliche.
Il progetto integra quindi soluzioni sviluppate per mantenere un equilibrio tra il comfort richiesto a un grande sailing yacht destinato alla navigazione internazionale e le prestazioni necessarie per partecipare alle regate dedicate ai superyacht.
Il rig in carbonio Rondal e il sistema integrato di gestione delle vele permettono di controllare superfici veliche considerevoli, mentre una lifting fin keel contribuisce alle prestazioni sotto vela. Il sistema di gestione dell’energia adotta inoltre tecnologie ibride pensate per ottimizzare produzione e utilizzo della potenza disponibile a bordo.
Dal cruising alla St. Barths Bucket
Aquarius non nasce esclusivamente per le regate. La sua impostazione rimane quella di uno yacht destinato alla famiglia e alle lunghe navigazioni, ma la possibilità di passare dal cruising alla competizione fa parte del progetto.
Alla St. Barths Bucket 2026, uno degli appuntamenti più conosciuti nel calendario delle regate per superyacht, il nuovo 65 metri ha mostrato concretamente questa doppia personalità. Nei giorni di gara Aquarius si è classificata con continuità al secondo posto della propria classe.
È un contesto molto diverso dalla navigazione con famiglia e ospiti, ma proprio per questo utile per comprendere l’ampiezza del progetto: lo stesso yacht può essere utilizzato per attraversare lunghe distanze e, con un equipaggio da regata, affrontare un percorso competitivo.
Un 2026 segnato dai riconoscimenti
Le prestazioni e l’impostazione progettuale di Aquarius hanno trovato riscontro anche nei premi ricevuti nel corso del 2026.
A febbraio il yacht ha ottenuto il riconoscimento Best Naval Architecture – Sailing Yachts ai Design & Innovation Awards. A maggio sono arrivati il premio nella categoria Sailing Yachts, 40m and Above e il titolo complessivo di Sailing Yacht of the Year ai World Superyacht Awards.
Nel giugno 2026 Aquarius è stata inoltre scelta da Robb Report come Best of the Best nella categoria sailing yacht.
Tre riconoscimenti differenti che evidenziano aspetti complementari dello stesso progetto: architettura navale, qualità complessiva e capacità di interpretare il sailing yacht contemporaneo.
L’evoluzione invece della rivoluzione
Aquarius racconta una storia differente da quella di molti superyacht nati con l’obiettivo di introdurre un linguaggio completamente nuovo. Qui la decisione è stata quasi opposta: partire da una barca che aveva già soddisfatto profondamente i suoi proprietari e farla evolvere.
I 65 metri della nuova Aquarius non cancellano quindi la precedente esperienza. La amplificano attraverso più volume, nuovi sistemi, maggiori possibilità di utilizzo e prestazioni più elevate.
È forse questo l’aspetto più interessante del progetto Royal Huisman: dimostrare che nel mondo degli yacht custom l’innovazione non deve necessariamente coincidere con una rottura. A volte può significare conoscere abbastanza bene una barca da sapere esattamente cosa vale la pena conservare e cosa, invece, può ancora essere migliorato.
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Royal Huisman, Aquarius
23 Agosto 2026
© Redazione MED Yachting
Aquarius, 65 metri nel segno della continuità
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