Proteggere il mare non significa soltanto tracciare un confine su una carta nautica e attribuirgli la definizione di area protetta. Per Blue Marine Foundation la questione decisiva viene dopo: capire cosa accade realmente all’interno di quei confini e assicurarsi che habitat e specie ricevano la tutela per la quale quell’area è stata istituita.
È uno dei temi su cui l’organizzazione britannica sta concentrando il proprio lavoro in Europa, dove la protezione degli ecosistemi marini si sta spostando sempre più dal terreno delle dichiarazioni a quello dell’applicazione concreta delle regole. Un passaggio che riguarda direttamente anche il Mediterraneo.
Blue Marine, riportare vita negli oceani
Nata nel 2010, Blue Marine Foundation ha costruito la propria attività intorno a un obiettivo preciso: contribuire a riportare gli oceani in condizioni di salute affrontando in particolare il problema della pesca eccessiva e della perdita degli habitat marini.
La missione dichiarata è ottenere la protezione effettiva di almeno il 30% dell’oceano entro il 2030 e una gestione sostenibile dell’intero ambiente marino. Per raggiungerla, Blue Marine lavora su più fronti: creazione e gestione delle aree marine protette, sostegno alla pesca a basso impatto, recupero degli ecosistemi e interventi sulle politiche che regolano l’utilizzo del mare.
L’approccio è multidisciplinare. Accanto ai progetti sul territorio operano gruppi specializzati in scienza, economia, clima, investigazione, educazione, comunicazione, policy e diritto. Quest’ultimo settore, Blue Legal, interviene nei casi in cui l’organizzazione ritiene che le norme poste a tutela dell’ambiente marino non vengano rispettate.
Il Mediterraneo al centro di una trasformazione
Per Blue Marine il Mediterraneo rappresenta uno dei territori prioritari. È un mare di oltre 2,5 milioni di chilometri quadrati che racchiude una biodiversità straordinaria, con circa 17.000 specie marine e una quota significativa di specie endemiche.
Ma è anche un ecosistema sottoposto a forti pressioni. Blue Marine indica tra le criticità il sovrasfruttamento degli stock ittici, la diminuzione dei grandi predatori, la diffusione di specie non indigene e un riscaldamento delle acque particolarmente rapido. L’organizzazione concentra quindi parte del proprio lavoro mediterraneo sulla creazione e sull’ampliamento delle aree marine protette e sulla salvaguardia degli habitat più vulnerabili.
Per chi naviga nel Mediterraneo, una maggiore attenzione alla salute del mare non è un tema distante dall’esperienza quotidiana. Fondali, biodiversità, qualità delle acque e vitalità delle coste fanno parte dello stesso patrimonio che rende una baia, un’isola o un tratto di costa qualcosa di più di una semplice destinazione.
Quando un’area protetta rischia di esserlo solo sulla carta
È proprio sul significato della parola protetta che si concentra uno dei più recenti fronti europei.
Secondo le organizzazioni riunite nella nuova MPA Legal Coalition, in numerose aree marine europee formalmente destinate alla conservazione continuano a essere consentite attività che possono danneggiare gli habitat e le specie che quelle stesse aree dovrebbero tutelare. Tra le pratiche maggiormente contestate c’è la pesca a strascico di fondo, che utilizza attrezzature trainate sul fondale marino.
La questione assume particolare rilievo nei siti marini della rete Natura 2000. Il problema sollevato dalla Coalizione non è tanto la mancanza di norme europee, quanto la loro concreta applicazione: prima di autorizzare attività potenzialmente impattanti, secondo il quadro previsto dalla Direttiva Habitat deve esserne valutata la compatibilità con gli obiettivi di conservazione del sito.
Undici organizzazioni per una strategia europea
La MPA Legal Coalition riunisce 11 organizzazioni ambientaliste europee: Blue Marine Foundation, BUND, ClientEarth, Danmarks Naturfredningsforening, Défense des Milieux Aquatiques, Doggerland, DUH, Environmental Justice Foundation, Manche Nature, Oceana e Seas At Risk.
L’obiettivo è coordinare le diverse iniziative legali nazionali in una strategia europea comune. Non si tratta, nelle intenzioni dichiarate dalla Coalizione, di sostituire la politica con i tribunali, ma di utilizzare gli strumenti giuridici per chiedere alle autorità di applicare norme già esistenti.
Il tema acquista peso anche perché l’Unione Europea si è impegnata a proteggere efficacemente almeno il 30% dei propri mari entro il 2030. La percentuale, tuttavia, racconta solo una parte della realtà: un’area inserita nel conteggio delle superfici protette può contribuire concretamente alla biodiversità soltanto se dispone di obiettivi, regole, controlli e gestione adeguati.
Italia, Spagna e Francia tra i Paesi coinvolti
La questione tocca direttamente il Mediterraneo. Membri della Coalizione hanno presentato alla Commissione europea contestazioni riguardanti Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Spagna, sostenendo che in aree marine Natura 2000 continuino a essere autorizzate la pesca a strascico di fondo e altre attività considerate incompatibili con gli obiettivi di tutela di determinati siti.
La presenza dell’Italia, insieme a Francia e Spagna, rende questa discussione particolarmente rilevante per il bacino mediterraneo. Un’analisi dell’Environmental Justice Foundation riferisce, ad esempio, che la pesca a strascico interessa il 44% dei siti marini italiani Natura 2000, secondo i dati utilizzati dall’organizzazione nella propria azione legale.
Non significa automaticamente che qualsiasi attività di pesca debba essere esclusa da ogni area protetta. La stessa posizione espressa dalla Coalizione distingue tra pratiche incompatibili con gli obiettivi di conservazione e attività che, dopo una valutazione indipendente e basata sulla scienza, possono risultare compatibili con un determinato habitat.
Le prime decisioni che possono fare precedente
La strategia non parte da zero. Decisioni relative all’area protetta della Dogger Bank nei Paesi Bassi e al Banc des Flandres in Francia hanno già rafforzato il principio secondo cui la designazione di un’area marina deve essere accompagnata da una gestione realmente capace di perseguirne gli obiettivi ambientali.
Per la MPA Legal Coalition questi casi hanno un’importanza che supera i singoli territori. Le norme di riferimento sono infatti condivise da molti Stati membri e una decisione presa in un Paese può contribuire a chiarire come debba essere interpretato il concetto di protezione effettiva in altre parti d’Europa.
Proteggere il 30%, ma proteggerlo davvero
Il confronto aperto da Blue Marine e dalle altre organizzazioni sposta quindi l’attenzione dal numero delle aree marine protette alla loro qualità.
Un mare può essere suddiviso in percentuali, zone e perimetri. Gli ecosistemi, però, non conoscono quei confini: specie, correnti e habitat sono collegati tra loro e spesso attraversano le giurisdizioni nazionali. Per questo la Coalizione chiede obiettivi di conservazione chiari, valutazioni scientifiche delle attività consentite, monitoraggio e regole applicabili in modo verificabile.
È anche un modo diverso di leggere il futuro del Mediterraneo. Proteggerlo non significa renderlo inaccessibile, ma trovare un equilibrio credibile tra chi dal mare vive, chi lo attraversa e ciò che permette a quel mare di continuare a essere vivo.
Per un mondo come quello dello yachting, così intimamente legato alla qualità degli ambienti costieri e marini, è una distinzione tutt’altro che teorica. Il valore di una rotta mediterranea nasce anche dalla ricchezza del mare che la circonda.
__
Blue Marine Foundation
21 Agosto 2026
© Redazione MED Yachting
Blue Marine Foundation, quando proteggere il mare significa far rispettare le regole
__
Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte e rielaborate da fonti ufficiali e/o comunicati stampa, nel rispetto del codice etico redazionale.
MAGAZINE
YACHTS
LIFESTYLE
EVENTI
Partnership
Disclaimer e publishing
Privacy e Cookies (GDPR)
media@med-yachting.com
Euroblu International
MED digital publishing
Via Giosué Carducci, 10
00187 Roma IT
PI 14592991005
GoogleMap
© 2019, MED-YACHTING & LIFESTYLE MAGAZINE Tutti i diritti sono riservati.